Race Analysis | Perché la non penalizzazione di Verstappen è giusta
01 Luglio 2019 - 11:56
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GP Austria




Inutile gridare allo scandalo, inutile invocare penalità, inutile vedere del marcio ovunque. Tutto inutile perché il contatto tra Max Verstappen e Charles Leclerc non ha nulla di tanto clamoroso, se si analizzassero i fatti e non ci si basasse solo sul tifo. Il pilota della Red Bull è stato bravo a studiare bene l’avversario, i suoi punti di forza e a “colpirlo”, senza diventare il “Crashtappen” che conoscevamo. Analizziamo con cura perché la penalità in realtà non ha senso di esistere, partendo dai confronti con le sfide contro Vettel e Bottas.

VERSTAPPEN vs VETTEL – Giri 48, 49 e 50
Il primo avversario di cui Max Verstappen si è sbarazzato, è stato Sebastian Vettel. Per poter sorpassare il pilota tedesco, ormai in crisi con le se gomme dure, ha dovuto studiare i movimenti del pilota Ferrari per tre giri.

Nel corso del 48° giro, per tentare un attacco su Sebastian Vettel, Max Verstappen frena a circa 120m da curva tre, ma poco dopo si rende protagonista di un bloccaggio. Questo lungo lo porta a mancare la corda della curva e non tagliare sul cordolo, quindi a perdere la possibilità di avere un buono spunto per tentare un attacco alla successiva curva 4.

L’olandese di Red Bull non demorde e al giro successivo prova una strategia diversa, ovvero staccare un po’ prima, in modo tale da evitare il bloccaggio. Evitata la fumata, il 21enne riesce a chiudere bene la curva e a tagliare sul cordolo.

Al 50° giro riprova nuovamente la tattica precedentemente, alla tornata 48. Frena nuovamente a circa 120m, ma questa volta senza il bloccaggio riesce a mantenere la sua linea e ad attuare nuovamente il suo taglio sul cordolo. Questa strategia gli permetterà di percorrere meno metri, guadagnando strada su Vettel, di cui si sbarazzerà prima di curva 4.

VERSTAPPEN vs BOTTAS – Giro 56
La questione Bottas viene risolta abbastanza rapidamente. Il pilota della Mercedes, infatti, non si mostra tanto combattivo, anzi appare in certi versi anche arrendevole. Lascia strada libera a Verstappen, il quale però continua ad usare la stessa tattica, ovvero frenare intorno ai 120m. Questa volta la sfida più difficile è quella di dover preparare curva 3, stando molto stretti. Nonostante tutto, l’olandese riesce a trovare il punto di corda e a tagliare nuovamente passando sul cordolo.

VERSTAPPEN vs LECLERC – Giro 67
La sfida con il suo rivale per la vittoria si accende a cinque giri dalla fine e durerà per tre tornate. In questo primo tentativo Verstappen appare molto tranquillo, infatti non prova l’attacco in curva 3, ma tenta di prepararlo per quella successiva. La staccata torna a essere intorno ai 130m, come nel secondo tentativo con Vettel. In questo caso riesce a chiudere tranquillamente la curva, aggredendo il cordolo come suo solito e stando molto attaccato alla ruota posteriore destra della Ferrari di Leclerc.

VERSTAPPEN vs LECLERC – Giro 68
In questo caso l’alfiere di Red Bull ritorna ad essere più aggressivo. Al giro 68 infatti ritarda la staccata, frenando sempre intorno ai 120m, e tenta l’attacco sorprendendo il ferrarista al suo interno. A differenza di Bottas, che non ha opposto minima resistenza, in questo caso Leclerc prova a chiudere, costringendo Verstappen ad allungare lievemente, mancando il fatidico taglio sul cordolo.

VERSTAPPEN vs LECLERC – Giro 69
Siamo giunti al momento del fattaccio. Così come nella tornata precedente, Verstappen prova la tecnica della frenata ai 120m, mantenendo l’interno della curva e lasciando l’esterno a Leclerc. In questo caso il monegasco non chiude sull’olandese, ma lascia spazio, probabilmente per tentare l’incrocio di traiettoria e per quindi sfruttare la scia sul rettilineo successivo.

La situazione è però diversa rispetto a quella con Bottas perché, mentre con il finlandese, Verstappen non ha dovuto lottare, con Leclerc l’olandese sapeva che non avrebbe avuto vita facile. Probabilmente (queste sono supposizioni, non abbiamo dati certi, ndr) pensando anche lui ad un ipotetico incrocio di traiettoria del monegasco, Max ha provato ad allungare la traiettoria in curva 3 per poterla effettuarla molto più rotonda. Questa scelta di evitare il cordolo interno, può essere dettata dal fatto che nel giro precedente, Verstappen ha visto ricomparire la SF90 alla sua sinistra, sfruttando la migliore accelerazione di una curva affrontata in modo più rotondo. Lo si può notare dai seguenti tre fotogrammi, in cui si può osservare che la chiusura della curva avviene molto più tardivamente nel giro 69 rispetto agli altri due.

L’approccio in curva 3 lo si può esaminare anche sotto un altro punto di vista. Oltre al momento in cui Verstappen si appresta a iniziare la curva, possiamo confrontare anche la parte precedente, ovvero le scalate di marcia, in particolare l’inserimento della seconda e quindi della prima. Osservando le seguenti sei immagini, che vedono sulla colonna di destra la scalata in seconda marcia, su quella di destra la scalata in prima, possiamo notare che sia al giro 67 che al giro 68 il passaggio da seconda a prima è molto ravvicinato, mentre alla tornata 69, la cambiata è molto più lunga. Questo per permettere di allungare un po’ di più la traiettoria, evitando però di finire fuori pista con una frenata oltre i 120m visti in precedenza.

Come ultima analisi visiva proponiamo l’interpretazione di curva 3, nel fatidico giro 69, da parte di Max Verstappen. Quel che si può notare facilmente è come il pilota olandese non guardi mai nello specchietto di sinistra, per cercare di capire dove possa essere Charles Leclerc. Oltretutto si può vedere come fino al fotogramma numero 3, il portacolori di Red Bull tenda a chiudere sempre di più l’angolo di sterzo, iniziando ad aprirlo in completamento della curva. Nel quinto fotogramma, quello successivo al contatto dai due, l’angolo di sterzo si chiude nuovamente, ma questo è dovuto appunto allo scossone causato dal ruota a ruota tra la RB15 e la SF90.

Per giungere all’epilogo di questa analisi, possiamo dire che la manovra con contatto di Verstappen non sembra essere intenzionale, quanto una diversa interpretazione della curva ad ogni passaggio, nel tentativo di sopravanzare Charles Leclerc. Come anche dimostrato nei frame con Vettel e Bottas, il punto di staccata dell’olandese è sempre stato il medesimo, quindi non possiamo parlare di staccate al limite (vedi Rosberg-Hamilton nel 2016, ndr). Probabilmente c’è stato un fraintendimento tra i due piloti nel corso di questo giro. La motivazione della “mancanza di spazio” data per non infliggere una penalità può essere plausibile.

Con questa conclusione non si vuole andare contro la Ferrari, anche perché dal sottoscritto è ritenuta scorretta anche la penalità data a Vettel nel corso del Gran Premio del Canada di inizio giugno. Questi ruota a ruota fanno bene a questo sport, ma sempre se fatti entro i limiti del regolamento, come in questo caso.

Immagine in evidenza: © F1 TV



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