Ericsson si presenta in IndyCar: “F1 troppo artificiale. Ora sento di nuovo la passione per le corse”
Il pilota svedese, nel giorno del debutto sulla DW12, è entusiasta per l'approdo in IndyCar con Schmidt-Peterson




05 Dic 2018 - 19:42

Marcus Ericsson ha anni di esperienza nel motorsport e ben cinque stagioni di militanza in Formula 1, eppure al suo arrivo a Sebring sembrava felice come un bambino in un negozio di caramelle. Entusiasta come se fosse l’inizio della sua prima avventura nell’automobilismo.

Il pilota svedese nella giornata di ieri si è messo alle spalle i quattro anni trascorsi in Sauber e si è gettato a capofitto nel nuovo capitolo della sua vita professionale, targato IndyCar. A Sebring l’ex alfiere della Caterham ha percorso i primi km a bordo della DW12 e ha cominciato il lavoro in pista con lo Schmidt-Peterson, team che lo ha scelto per prendere il posto dello sfortunatissimo Robert Wickens, che sta proseguendo il difficile percorso di riabilitazione dopo il tremendo incidente avuto a Pocono nel mese di agosto.

“Non avevo mai visto queste macchine dal vivo: sono davvero belle – ha dichiarato Ericsson – Avevo guardato un po’ di foto e video su internet per prepararmi. Oggi è stata una giornata molto importante, ed è stato perfetto poter provare avendo come metro di paragone i piloti del team Penske. E’ andata bene: dopo qualche giro ho trovato un buon passo e sono andato anche più forte delle mie previsioni. Dal terzo run abbiamo fatto delle modifiche all’assetto, ma la base era già buona. A fine giornata sono ritornato alla configurazione originale, e mi sono sentito meglio. E’ un ottimo segnale, perché significa che il mio stile di guida si sposa bene con quello di Hinchcliffe e Wickens“.

Ericsson ha poi proseguito: “Sono giornate come queste a ricordarmi perché amo correre. La Formula 1 sarà sempre la Formula 1, ma a volte è troppo artificiale. Si va a correre su queste piste perfette, tirate a lucido e larghe, e mi verrebbe da dire che non è quasi motorsport. La IndyCar mi restituisce la passione per le corse. Come pilota, una monoposto come la DW12 è interessante, perché richiede più sforzo e abilità. In F1 si parte dalla perfezione: hai una macchina ben bilanciata, alla quale devi adattarti. Puoi solo fare dei piccoli miglioramenti. In IndyCar il pilota deve lavorare molto di più. Questa è la differenza principale. Certo: questo motore Honda ha molta meno potenza rispetto alla power unit Ferrari in Formula 1, ma c’è maggiore possibilità di migliorare la propria guida”.

 

Immagine in evidenza: ©Joe Skibinski

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