Honda fermamente contraria all’arrivo dell’ibrido in IndyCar
31 Dicembre 2017 - 15:05
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Miller: "Non siamo favorevoli a questo scenario. I motori attuali vanno bene. Non credo ci saranno cambiamenti"

La IndyCar nella prossima stagione si troverà di fronte una nuova e affascinante sfida, con l’arrivo dello universal bodywork realizzato dalla Dallara e l’addio dei costosi aerokit prodotti dal 2015 al 2017 dai motoristi Honda e Chevrolet. Proprio i due costruttori di motori saranno invece un punto fermo del campionato del domani, alla luce del rinnovo pluriennale del loro impegno in IndyCar e di un anno di novità dal punto di vista aerodinamico e anche meccanico, con il debutto del monopolio della PFC nella realizzazione dell’impianto frenante delle DW12.

Honda e Chevrolet hanno confermato la loro fiducia nella serie americana, e hanno sposato su tutta la linea la vision del futuro che è stata loro illustrata dalle figure apicali della categoria. I due motoristi sono stati inoltre coinvolti nei vari meeting tenuti da Frye e soci per discutere possibili soluzioni per migliorare lo spettacolo e la competizione in IndyCar. In un incontro si è anche parlato della possibilità di introdurre l’ibrido nella serie a partire dal 2021, ma la Honda ha espresso un secco no a una svolta di questo tipo.

 

 

“Non siamo favorevoli a questo – ha spiegato Alan Miller, responsabile dell’Honda Racing Development, parlando di un possibile arrivo di motori ibridi in IndyCar – L’architettura degli attuali motori, V6 Turbo con due turbine, ci piace e vogliamo mantenere un layout simile. Non abbiamo il desiderio o ragioni di marketing per voler mettere sui nostri motori delle unità ibride. Si è parlato di questo in alcune discussioni, ma non credo proprio che si seguirà questa strada. In fondo penso che ol proposito della serie debba essere quello di dare vita a delle belle gare, disputate da ottimi piloti su monoposto super veloci, ma sempre tenendo i costi sotto controllo”.