Push to Pass | AAA: ZerBottas alla ricerca della dignità perduta
10 Settembre 2018 - 21:08
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Il pilota finlandese è chiamato a dimostrare soprattutto a sé stesso di non essere solo un affidabile scudiero




Nel mondo del motorsport servono anni per costruirsi una solida reputazione agli occhi del pubblico, e basta anche solo una manovra avventata per distruggere quanto di buono fatto precedentemente. Valtteri Bottas di manovre scorrette non ne ha commesse di recente, ma dal GP d’Ungheria in poi ha sicuramente perso una parte di credibilità nei confronti degli appassionati di motorsport. Il motivo? L’essersi ridotto al ruolo di fido scudiero di Lewis Hamilton. Maggiordomo e zerbino sono stati gli appellativi più gettonati per descrivere Bottas dopo le gare dell’Hungaroring e di Monza, mentre Ricciardo si è sorpreso all’Hungaroring di vederlo così aggressivo, mentre solitamente è “molle come un budino” (cit. Ricciardo).

Prima di continuare l’analisi, è doverosa una precisazione: qui si vuole semplicemente parlare della situazione del pilota finlandese e di quello che sta vivendo. Perciò è inutile rispondere con i triti: “Eh, ma la Ferrari?”. Risposte del genere tanto ricordano il benaltrismo della politica di casa nostra, dove sono sempre all’ordine del giorno slogan del tipo: “E allora il Piddi? E i Cinque Stelle? E Renzie ke fa? E i marò?“. Facciamo un’analisi del presente senza dover per forza buttare la palla in tribuna.

Dopo una prima parte di stagione avara di risultati di prestigio ma piuttosto convincente sotto il profilo delle prestazioni, Bottas ha evidentemente cambiato modo di correre. L’ex pilota della Williams, più che pensare a sé stesso, ha corso per il bene del suo compagno di squadra Hamilton, facendo tutto ciò che era in suo potere per aiutare il pilota inglese. Da tre gare a questa parte Bottas ha fatto solo e soltanto il cane da guardia di Lewis Hamilton per ordine della Mercedes, limitandosi a essere un Roscoe o un Coco stipendiato. In Ungheria la Stella a Tre Punte ha sfruttato alla perfezione la prima fila colta a sorpresa il sabato pomeriggio, con Hamilton che è volato via dopo pochi giri grazie a Bottas che ha fatto da tappo alle Ferrari. Il biondo finlandese è stato tenuto in pista per tantissimi giri nella seconda parte di gara con gomme ormai finite, finché Vettel non è riuscito a superarlo. Nel tentativo di resistere Bottas è finito addosso al pilota tedesco, ma il ferrarista è riuscito a proseguire trascinandosi dietro il suo compagno di squadra Raikkonen. Bottas, con la vettura danneggiata, è invece arrivato quinto e ha perso anche il duello con Ricciardo, dopo aver rifilato un paio di ruotate pure al pilota della Red Bull.

 

 

A Spa Bottas è stato del tutto irrilevante a causa della penalità subita per la sostituzione di una componente della power unit, ma a Monza è tornato a rivestire i panni del gregario, con la Mercedes che lo ha nuovamente lasciato in pista con gomme a fine vita per bloccare la fuga di Raikkonen. Nessun dubbio sul fatto che queste fossero le reali intenzioni del team, perché nel corso del giro numero 28 è stato proprio chiesto a Bottas di tenere dietro Raikkonen. Il ferrarista aveva infatti comandato la corsa fino al primo pit stop tenendosi Hamilton alle spalle, e dopo la sosta dell’inglese aveva un vantaggio di cinque secondi sull’avversario. Bottas ha però fatto da tappo a Raikkonen, tenendolo dietro e permettendo ad Hamilton di rifarsi sotto. Raikkonen stando dietro al connazionale ha distrutto le Pirelli a mescola morbida, e non ha potuto far altro che arrendersi all’attacco di Hamilton a una manciata di giri dal termine del GP d’Italia.

Sia in Ungheria che in Italia la Mercedes ha deliberatamente usato Bottas contro la Ferrari a vantaggio di Hamilton, e in entrambi i casi ha ottenuto l’intera posta in palio a scapito degli avversari. E intendiamoci: la strategia della Mercedes è assolutamente lecita e non viola né il regolamento, né qualsivoglia codice morale. Bottas è un dipendente della Mercedes, e la scuderia tedesca ha tutto il diritto di dargli degli ordini di squadra qualora lo ritenga opportuno. E Bottas, essendo un lavoratore subordinato profumatamente pagato, ha l’obbligo di rispettare i dettami della Mercedes, che gli piacciano oppure no. E che siano graditi o meno dagli appassionati. L’obiettivo dei tedeschi è portare a casa il mondiale piloti e il mondiale costruttori. Per centrare il risultato la Mercedes ha iniziato a spingere forte sui team order, e i fatti le stanno dando ragione. All’Hungaroring e a Monza le Frecce d’Argento erano inferiori tecnicamente alla Ferrari, e gli uomini al muretto hanno scelto di sacrificare Bottas per permettere ad Hamilton di guadagnare punti su Vettel e Raikkonen in gare dove sulla carta avrebbe dovuto perdere terreno. E non c’è dubbio che grazie a queste scelte la Mercedes abbia fatto cogliere ad Hamilton due vittorie importantissime. Vittorie difficilmente ottenibili senza direttive precise a Bottas.

 

 

Ma se le decisioni della Mercedes hanno sicuramente fatto il bene di Hamilton, di certo non hanno giovato a Bottas, e stanno creando al numero 77 serie difficoltà. Da tre gare il finlandese si è rassegnato al ruolo di scudiero, e da tre gare le sue performance sono colate a picco se paragonate a quelle del resto del campionato. A Monza Bottas ha toccato il punto più basso della sua stagione, beccando mezzo secondo da Hamilton per tutto il weekend e navigando per gran parte della gara dietro a Verstappen, che guidava una Red Bull nettamente più lenta del missile argentato alle sue spalle. Senza la penalità di cinque secondi all’olandese per una manovra difensiva molto aggressiva, Bottas nemmeno sarebbe salito sul podio. E in tutta la gara, il campione GP3 2011 ha provato solamente tre volte a passare Verstappen. Nemmeno il minimo sindacale.

Nelle due occasioni in cui si è sacrificato per il bene della squadra, Bottas ha svolto il suo compito da numero due in maniera egregia, permettendo ad Hamilton e al team di centrare gli obiettivi prefissati. Così facendo però Bottas ha perso per strada punti preziosi nella lotta al terzo posto nel mondiale piloti. In Ungheria poteva tranquillamente arrivare terzo, se non addirittura secondo, e invece ha portato a casa solo i 10 punti del quinto posto. A Monza non ha perso nulla, grazie alla penalizzazione sul tempo complessivo comminato a Verstappen, altrimenti sarebbero stati altri tre punti gettati alle ortiche in favore del bene collettivo. O meglio: del bene di Hamilton.

Se Barcellona 2017 e il blocco per un paio di giri su Vettel fu un episodio sporadico, oggi tutto lascia pensare che le cose non cambieranno da qui alla fine del campionato, con Bottas mestamente relegato al ruolo di zerbino di lusso. La scelta della Mercedes è giusta? Nel breve termine sicuramente sì, e i risultati delle ultime tre gare lo dimostrano, ma nel lungo periodo c’è il rischio di un effetto boomerang. Che necessità ha di cercare il limite Bottas, se ha praticamente la matematica certezza che la sua gara verrà sacrificata sull’altare di Lewis Hamilton? E che senso ha cercare di essere più veloce del compagno di squadra, se tanto dovrà farlo passare per bloccare gli avversari? Il rischio enorme è che la Mercedes possa trovarsi in casa un pilota demotivato e non in grado di esprimere tutto il suo potenziale. Il rischio è perdere completamente Bottas dopo gli ordini di scuderia di Hungaroring e Monza, e che i punti guadagnati nelle ultime gare possano essere persi con gli interessi da qui alla fine del mondiale. E se questo fosse il caso, Hamilton si troverebbe ad affrontare da solo la Ferrari.

 

 

L’auspicio è che nelle prossime gare Bottas possa avere completa libertà, perché è un gran peccato vederlo ridotto a semplice tappo. Il finlandese è un ottimo pilota, veloce e affidabile. Nelle categorie minori è sempre andato fortissimo, e negli anni della Williams quando ha avuto mezza occasione di ben figurare l’ha sfruttata. Bottas non è un fenomeno come Hamilton o Vettel, ma non è nemmeno Irvine, Barrichello, Massa o Webber. Sarebbe sprecato a fare il puro e semplice numero 2. Ma nel post gara di Monza però Bottas era contento, e ha dichiarato che il suo intento era distruggere la gara di Raikkonen. Forse all’ex campione GP3 in fondo va anche bene essere lo zerbino di casa Mercedes. Noi non crediamo che sia così.

A Bottas il compito di smentire tutti nel GP di Singapore con una prestazione da incorniciare.

 

Foto numero 2 dell’articolo: Bonora Agency Photosport

 



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