Push to Pass | Il meglio e il peggio del 2018
Siamo giunti a fine anno, ed è arrivato il momento di tirare le somme su chi ha fatto bene e chi si è espresso male in questa stagione agonistica




30 Dicembre 2018 - 20:13

Un altro anno se ne è andato, e il mondo dei motori è pronto a voltare pagina per tuffarsi con entusiasmo verso il 2019. Le quattro ruote hanno sicuramente regalato tantissime emozioni nell’ultima stagione. Sia in Formula 1 che in IndyCar ci sono state diverse gare avvincenti e ricche di colpi di scena, con piloti che sono riusciti a esaltarsi e a ribadire di avere un talento fuori dal comune.

Andiamo allora a vedere i piloti che più degli altri si sono messi in luce, e chi invece ha deluso. Scopriamo assieme chi ha fatto un salto di qualità, e chi non si è espresso su livelli degni dell’élite dell’automobilismo. Proviamo a vedere quali sono state le gare e le manovre più emozionanti, e cerchiamo di isolare le fasi avare di spettacolo del 2018.

Miglior Pilota: Lewis Hamilton – Il quinto sigillo di The Hammer, e probabilmente il più bello. Nel 2018 non ha sbagliato praticamente nulla, e anche nelle gare più difficili (Bahrain, Monaco, Canada) ha portato a casa punti pesanti in chiave campionato. Proprio la capacità di cogliere sempre il massimo risultato, e la quasi totale assenza di errori gli ha consentito di avere la meglio con grande anticipo su Vettel nel mondiale piloti. Come al solito il pilota inglese è stato un fenomeno sul bagnato, e proprio con una pole con la pioggia in Ungheria ha costruito le basi per un successo insperato alla vigilia. Da incorniciare le gare di Hockenheim, con una rimonta bellissima dalla quattordicesima piazza, e la vittoria a Monza, con due sorpassi favolosi sui piloti della Ferrari. Va inoltre sottolineato come Hamilton non si sia adagiato sugli allori come nel 2015 e 2017, quando divenne campione con qualche gara d’anticipo: stavolta è stato cannibale fino al termine della stagione, salendo sul gradino più alto del podio sia in Brasile che ad Abu Dhabi.

Mercedes AMG F1/Official Facebook

Peggior Pilota: Brendon Hartley – Spiace bocciare su tutta la linea il neozelandese, che non è per niente un bidone, come dimostrato a più riprese nel WEC. Hartley però in Formula 1 ha fallito miseramente. Mentre Gasly ha fatto tesoro di ogni opportunità, centrando un fantastico quarto posto nel GP del Bahrain, l’ex pilota della Porsche ha collezionato solo quattro punti e due piazzamenti nella top ten. Troppo poco per strappare la riconferma in Toro Rosso.

Miglior team: MercedesLa quinta stagione dell’era power unit ha visto vacillare la scuderia tedesca, che però non ha mollato lo scettro. Nei momenti di difficoltà Lewis Hamilton ha portato sempre fieno in cascina, e nelle gare più congeniali alle caratteristiche della monoposto la Mercedes ha praticamente sempre centrato la vittoria. Per la prima volta i tedeschi non hanno avuto una macchina dominante, tanto che la Ferrari è sembrata leggermente superiore per metà campionato, e riuscire a vincere in uno scontro alla pari dà maggiore credito al quinto titolo costruttori consecutivo vinto dalla scuderia di Brackley.

Peggior team: Williams – Di gran lunga la compagine peggiore del Circus. I sette punti conquistati nell’arco del campionato, bottino di gran lunga inferiore a quello dei rivali, rispecchiano perfettamente le disastrose scelte fatte dai piani alti di Grove. Puntare su piloti con la valigia ha garantito un ritorno immediato, ma ha creato un disastro sportivo, d’immagine e anche economico che può avere delle ripercussioni sul futuro.

Williams Racing/Official Facebook

Sorpresa dell’anno: Charles Leclerc – Il monegasco è arrivato in F1 dopo aver conquistato i titoli GP3 e Formula 2 e il sostegno della Ferrari. Le aspettative erano alte, così come i dubbi dopo le prime tre gare non proprio irresistibili. A partire dal GP d’Azerbaijan Leclerc ha spazzato via ogni genere di diffidenza, con una gara maiuscola e un sesto posto da incorniciare. Da lì in poi non si è praticamente più fermato, con altri nove piazzamenti a punti e tre settimi posti consecutivi nelle ultime tre gare del mondiale, con tanto di brevi duelli con Vettel e Ricciardo. La qualità di guida e la velocità espressa nel suo anno d’esordio in F1 gli hanno permesso di conquistarsi sul campo un sedile in Ferrari al posto di Raikkonen. Ora spetta a Leclerc fare l’ultimo e decisivo passo: dimostrare di poter reggere il confronto con Vettel e dare un contributo fondamentale alla scuderia di Maranello.

Sauber F1 Team/Official Facebook

Pilota più deludente: Romain Grosjean – Il portacolori della Haas non è uno fermo, e vanta una buona esperienza in Formula 1 oltre a una capacità di gestire le gomme sopra la media. Nel 2018 ha avuto tra le mani una monoposto competitiva, potenzialmente la migliore dopo quelle dei top team, eppure nelle prime otto gare non ha collezionato punti e ha chiuso il campionato solo in quattordicesima posizione, a 19 lunghezze da Magnussen e dietro a piloti con vetture meno performanti. Sul suo ruolino di marcia pesano molto il ritiro a Melbourne per una gomma avvitata male e la squalifica a Monza per irregolarità tecniche; contrattempi non riconducibili al pilota. Il crash sotto safety car a Baku, con tanto di responsabilità attribuita in un team radio all’incolpevole Ericsson, è una macchia indelebile nella stagione di Grosjean.

Team più deludente: McLaren  – Ogni anno dev’essere quello della rinascita, ma puntualmente arriva l’ennesima delusione. Anche il 2018 non ha fatto eccezione, e la McLaren non è riuscita ad andare oltre un anonimo sesto posto nel mondiale costruttori, che sarebbe stato un settimo senza l’azzeramento dei punti ottenuti dalla Force India fino al GP d’Ungheria. La decisione di abbandonare le power unit Honda per passare a quelle Renault ha spogliato la McLaren dell’alibi del motore scarso, palesando tutte le lacune del telaio della MCL33. Solo due acuti di Alonso e Vandoorne a Singapore e in Messico hanno permesso di portare a casa dei punti nella seconda metà del campionato, a dimostrazione di un lavoro di sviluppo non all’altezza del prestigio del team.

McLaren F1/Official Twitter

Pilota più fortunato: Lance Stroll – Non dà alcun contributo per risollevare le sorti della Williams nell’annata più disgraziata della storia della scuderia di Grove. Nonostante gli scarsi risultati della pista, con due gare a punti e un rendimento in qualifica peggiore a quello del compagno di squadra Sirotkin, ottiene la promozione in Racing Point perché il padre ha comprato un team di F1. La fortuna del principiante. O del portafoglio.

Pilota più sfortunato: Robert Wickens – Il pilota più scalognato del 2018 è sicuramente lui. Il canadese stava disputando un’annata fantastica in IndyCar da rookie puro, con dieci piazzamenti in top ten e quattro podi, uno dei quali nella gara di casa a Toronto. Nella sua prima gara ha fatto la pole e ha perso la vittoria al penultimo giro a causa di un’entrata folle di Rossi alla prima curva. E mentre era in lotta per rimanere fra i primi cinque in campionato, un incidente a Pocono nel mese di agosto gli è quasi costato la vita e la mobilità. Wickens proprio in questi giorni ha cominciato il difficile lavoro di rieducazione alle gambe, compiendo qualche passo grazie all’uso di un esoscheletro robotico. La speranza è che il crash di Pocono non sia l’epilogo della sua carriera nel motorsport. A lui va il nostro augurio di pronta guarigione. #GetWellWickens.

Schmidt-Peterson/Official Twitter

Pilota che si è più migliorato: Max VerstappenIl pilota olandese è cresciuto esponenzialmente nella sua quarta annata in Formula 1. Dopo un inizio di campionato orrendo, culminato col botto nelle FP3 a Monaco che gli ha impedito di prendere parte alle qualifiche, il più giovane vincitore nella storia della F1 è ripartito da zero ed è maturato gara dopo gara, non commettendo più errori o scorrettezze. I successi conquistati a Zeltweg e Città del Messico sono il degno coronamento di una stagione che ha consacrato Verstappen come top driver. Avrebbe meritato di vincere anche in Brasile, ma un’assurda manovra di Ocon ha tarpato le ali al giovane pilota della Red Bull.

Team che si è più migliorato: Alfa Romeo-SauberDoveva essere stabilmente il fanalino di coda dello schieramento, e invece la scuderia svizzera ha risollevato la testa e ha annullato il gap sulle squadre di seconda fascia. Fin dalla seconda gara dell’anno, col nono posto di Ericsson, l’Alfa-Sauber ha fatto vedere di avere del potenziale, e l’ottimo lavoro di sviluppo fatto a Hinwil ha permesso al team di portare almeno una vettura a punti in quattordici gare su ventuno e di arrivare all’ottavo posto nei costruttori. Sicuramente alcuni risultati sono arrivati anche grazie al talento di Leclerc, ma è innegabile il salto di livello fatto nel 2018 dalla struttura elvetica.

Sorpasso dell’anno: Ricciardo su Bottas, GP Cina 2018 – Il pilota australiano è un attaccante nato, e nella gara di Shanghai ha sfoggiato ancora una volta il suo killer instinct in fase di duello, infilando Bottas al giro 44 e andando a prendersi la leadership e la prima vittoria stagionale. Bellissimo anche il sorpasso di Vettel su Hamilton nel GP d’Austria prima della Remus Curve. La scelta della miglior manovra è ricaduta su Ricciardo per un motivo: a parità di parametri su assenza di DRS, preparazione del sorpasso e decisione nell’esecuzione, quello del pilota della Red Bull è risultato decisivo per un successo, mentre quello di Vettel è valso una terza poszione. Meritevoli di menzione anche tre sorpassi di Hamilton: quello su Vettel a Sochi, quello su Raikkonen a Monza e il triplo affondo riuscito in Bahrain su Alonso, Ocon e Hulkenberg.

Gara più bella dell’anno: GP Stati Uniti 2018Cinquantasei giri col fiato sospeso, con tre piloti in lotta per la vittoria fino all’ultimo giro e tutti autori di una prestazione maiuscola: un Raikkonen sublime nella gestione delle gomme Pirelli e nel mantenere il sangue freddo con gli altri alle calcagna, un Verstappen spettacolare a rimontare dal diciottesimo posto fino al podio, e un Hamilton in grado di avvicinarsi al successo nonostante una Mercedes in crisi di blistering. Il trionfo di Raikkonen, al ritorno alla vittoria dopo cinque anni e mezzo e al suo primo successo nella seconda avventura in Ferrari, ha reso ancora più unico l’evento di Austin.
Molto belli anche il GP d’Italia, con la battaglia tra Hamilton e Raikkonen per la vittoria, il GP del Messico e il GP d’Austria, con la virtual safety car che ha sconvolto il copione di una gara che sembrava comodamente indirizzata a favore di Hamilton.

Gara più brutta dell’anno: GP Singapore 2018 – Una gara alquanto noiosa, dove le prime sei posizioni erano già decise dopo una ventina di giri. Solo Perez, tornato per un giorno il pilota da autoscontro visto ai tempi della McLaren, ha permesso agli appassionati di evitare di appisolarsi davanti alla tv.

Notizia dell’anno: il ritorno di Robert Kubica in F1 con la Williams  – Il 2018 è stato un anno ricco di notizie. Ricciardo che decide di lasciare la Red Bull per passare alla Renault, l’addio (?) di Alonso alla McLaren e alla Formula 1, Leclerc promosso in Ferrari al posto di Raikkonen, con Iceman che firma un contratto biennale con l’Alfa Romeo Sauber. Queste news molto importanti finiscono però in secondo piano di fronte al ritorno alle gare di Robert Kubica. A otto anni dal terribile incidente al Rally di Andora nel quale ha rischiato la vita e l’amputazione di un braccio, il pilota polacco sarà di nuovo impegnato nei gran premi della categoria più importante del motorsport. Nonostante lo scetticismo diffuso sulle sue condizioni, Kubica ha mostrato una determinazione senza pari nel recupero dell’integrità fisica e nella spasmodica ricerca di coronare il suo sogno di rientrare in Formula 1 dalla porta principale. Dopo un anno in panchina, la Williams ha deciso di promuoverlo e di dargli l’opportunità di dimostrare che ha ancora qualcosa da dare al mondo del motorsport.



Immagine in evidenza: ©Mercedes AMG F1/Official Facebook

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