Rossi sulla F1 e le gare europee: “Troppa politica. In IndyCar si gareggia per l’amore delle corse”




16 Dicembre 2018 - 16:41

Alexander Rossi ha provato in ogni modo a vincere il titolo IndyCar 2018, ma ha dovuto arrendersi di fronte all’esperienza di Scott Dixon e alla capacità del neozelandese di ottenere sempre il massimo risultato, anche nelle gare più complicate.

Il pilota americano, alla sua terza stagione in IndyCar e al primo anno con la struttura ufficiale dell’Andretti Autosport, non ha ottenuto l’iride ma ha completato il processo di maturazione iniziato nel 2016 e si è definitivamente affermato come una delle stelle emergenti della serie made in USA. Il secondo posto nella classifica piloti, con tre vittorie e otto podi, sono il degno coronamento di una stagione che lo ha visto praticamente sempre protagonista e punta di diamante dell’Andretti Autosport.

Dopo tre anni dall’addio al motorsport europeo, Rossi può definirsi soddisfatto della scelta di cambiare il suo contesto professionale. “Sono veramente felice per aver ricevuto l’opportunità di correre in IndyCar nel 2016, quando è naufragata la possibilità di rimanere in Manorha affermato il pilota statunitense in un’intervista con Mobil the Grid – E’ il chiaro esempio di come possa aprirsi una porta dopo che una si chiude. Sono contento di correre negli Stati Uniti. Ho trascorso tanti anni in Europa, ma sono un californiano, e amo molto la IndyCar”.

Parlando delle differenze tra IndyCar e la Formula 1 e le categorie europee in generale, Rossi ha detto: “Quando ho iniziato a correre coi go-kart mi sono innamorato delle corse, ma per certi aspetti in Europa il motorsport ogni tanto finisce in secondo piano, perché come ben sappiamo è un gioco molto politico. Anche in IndyCar c’è politica, ma in misura molto minore. La IndyCar è un po’ come se fosse la vecchia scuola del motorsport, quella purista, coi piloti che gareggiano per l’amore per le corse e il successo”.

Immagine in evidenza: Andretti Autosport/Official Twitter

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