Paziente Alonso: la McLaren-Honda messa alle strette
24 Febbraio 2015 - 13:50
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Le nuove dichiarazioni di Jordi Vidal, fotografo che ha immortalato la sequenza dell’uscita di Alonso, giungono come un uragano.

Sarebbe questo il titolo da mettere in evidenza, che potrebbe anche suscitare ilarità ma a dire il vero, la situazione che si sta creando intorno allo strano incidente dell’asturiano, a cui continuano ad andare i nostri più sentiti auguri di pronta guarigione, ci porta ad essere molto cauti nelle dichiarazioni.

In sostanza il fotografo che era a bordo pista tra le curve 1 e 3, probabilmente contattato dopo il comunicato stampa rilasciato nel tardo pomeriggio di ieri dalla McLaren-Honda, è ritornato a spiegare alla testa F1Talks quanto da lui visto e senza voler entrare in polemica nè farsi pubblicità così racconta: “Ho iniziato a fotografare a partire dalla curva 1 e il vento era fastidioso, cosi come anche in curva 2. Poi sono andato sulla parte esterna della pista, verso la curva 3, il sole mi era di fronte e non c’era vento apprezzabile. Vi posso dire che al momento dell’incidente, Alonso non ha toccato alcuna zona d’erba sintetica con le ruote e la macchina non sembrava danneggiata. Inoltre stava guidando lentamente. Sono in possesso di una foto in cui Alonso è appena finito a muro ed è subito avanti a Vettel, che procedeva molto più velocemente di lui. Inoltre analizzando la sequenza delle immagini si può notare che i segni di frenata sull’asfalto non appartengono ad Alonso. Non sono un esperto ma l’impatto non era forte.”

Noi ieri avevamo subito dubitato della ricostruzione fatta dalla scuderia di Woking (approfondimento), non riuscivamo a capacitarci di come un grandissimo pilota potesse effettivamente compiere una manovra sostanzialmente impossibile.

I dubbi, pertanto, sono legittimi soprattutto per chi crede che la Formula1 debba essere uno sport e non un’industria di denaro: quindi ben vengano persone come Jordi Vidal, che senza problemi od omertà raccontano i fatti.

Ne va dell’incolumità dei piloti e per questo che vorremmo conoscere la verità, anche per non infangare il ricordo di tanti corridori che oggi non ci sono più, ma che con il loro sacrificio hanno saputo far risvegliare, in chi gestisce questo sport, la necessità di mettere al sicuro chi corre e chi guarda correre ad oltre 300 km/h.

Forza Fernando, siamo con te.